Nel nostro intestino vive una comunità enorme di batteri e altri microrganismi. La chiamiamo microbiota intestinale e, proprio come noi, non rimane uguale per tutta la vita.
Ma cosa succede quando invecchiamo? E soprattutto: ciò che mangiamo può influenzare questo cambiamento?
Il microbiota non ha un’età fissa
Con il passare degli anni possono cambiare la composizione e le funzioni del microbiota. Negli anziani, soprattutto quando sono presenti fragilità, cambiamenti nell’alimentazione o nello stile di vita, alcuni studi osservano una minore diversità microbica e una riduzione di microrganismi coinvolti nella produzione di metaboliti utili.
Questo però non significa che esista un unico “microbiota giovane” da conservare. Le differenze tra una persona e l’altra sono enormi e la ricerca sta ancora cercando di capire quali caratteristiche siano realmente indicative di un invecchiamento più sano.
Cosa c’entra quello che mangiamo?
Molto.
Una parte delle fibre che mangiamo arriva nell’intestino senza essere digerita completamente da noi. Qui diventa substrato per alcuni microrganismi, che possono trasformarla producendo molecole come gli acidi grassi a catena corta, tra cui il butirrato.
E non ci sono soltanto le fibre. Anche i polifenoli, presenti in numerosi alimenti vegetali, entrano in una relazione complessa con il microbiota.
È uno dei motivi per cui oggi interessa tanto studiare l’intero modello alimentare, invece di cercare il singolo “superfood”.
E la dieta mediterranea?
Qui la storia diventa particolarmente interessante.
Verdure, legumi, cereali integrali, frutta, frutta a guscio e olio extravergine d’oliva forniscono una combinazione di fibre e composti bioattivi che interagiscono con l’ecosistema intestinale.
Revisioni recenti suggeriscono che una maggiore aderenza alla dieta mediterranea possa essere associata a cambiamenti favorevoli del microbiota e delle sue funzioni, anche nelle persone anziane. Ma gli studi non producono ancora risultati completamente uniformi: tecniche di analisi, popolazioni e microbiota individuale possono cambiare molto da uno studio all’altro.
Ed è forse proprio questa complessità a renderlo così affascinante.
Non stiamo semplicemente nutrendo noi stessi. Una parte di ciò che mangiamo alimenta un ecosistema che vive con noi — e cambia insieme a noi.
Nota scientifica: Ticinesi A. et al., Aging Clinical and Experimental Research, 2024; Simbirtseva K.Y. & O’Toole P.W., Annual Review of Medicine, 2025; Khavandegar A. et al., BMC Medical Genomics, 2024.